Tre soluzioni per il dragaggio del porto

RAVENNA – Ci sono tre soluzioni per il porto di Ravenna. La prima è il progetto che Autorità Portuale ha messo sul tavolo del Ministero. Prevede le casse a mare, l’utilizzo delle aree Logistica 1 e 2 (attualmente in gran parte di proprietà Sapir) e l’approfondimento del fondale fino a 13,5 metri. Costerebbe 283 milioni di euro. La seconda prevede soltanto le casse a mare: si scava fino a 12,5-13 metri e costa 172 milioni di euro. La terza vede invece la rinuncia delle casse a mare, i fanghi nelle due aree logistiche e, in seconda battuta, nella cosiddetta area S3, terreni agricoli a nord di Ravenna da espropriare a una ventina di soggetti. Costo elevato (230 milioni di euro), escavo limitato (12,5 milioni) ma con il pregio di rinunciare alle casse di colmata lungo la diga, soluzione bocciata dal Comune.

A presentare le tre soluzioni, in una lunga conferenza stampa, è stato il presidente di Autorità Portuale, Galliano Di Marco. Il 2015 non è stato un grande anno in via Antico Squero: a febbraio l’attacco di Confindustria, ad aprile l’inchiesta che ha fatto naufragare il Progettone, ad ottobre è stato scaricato dagli enti locali, a dicembre l’associazione degli industriali ha presentato lo studio Nomisma che Di Marco riassume così: “Contiene cose condivisibli ma ripartire da quelle premesse significherebbe rinunciare al lavoro fatto negli ultimi otto anni”.

Secondo quanto riportato da Autorità Portuale, al tavolo tecnico il Ministero ha chiesto di mettere in stand-by le casse a mare, dato che non c’è il beneplacito del Comune. Lo stesso Di Marco garantisce di non volerle fare se dovesse continuare la contrarietà dell’amministrazione: “Non capisco il no a priori, ma non voglio andare contro chi rappresenta i cittadini”. A Roma avrebbero chiesto agli enti locali di trovare soluzioni alternative. La scelta dell’opzione entro febbraio (particolare non da poco perché il mandato di Di Marco scade a marzo) e per non perdere i finanziamenti il progetto dovrà essere presentato entro l’estate 2016. Il Ministero ha chiesto inoltre discontinuità rispetto alla gestione delle casse di colmata e in particolare rispetto agli affitti pagati dal 1998 ad oggi da Ap sempre allo stesso soggetto (Sapir). Dovranno essere escluse tutte le aree oggetto di inchieste giudiziarie.