Se la ghiaia vale… oro

RAVENNA – “Il nostro porto serve a movimentare una marea di ghiaia”. La frase è di Graziano Parenti, rappresentante ravennate di Ascom Confcommercio. L’ha riferita ad un quotidiano locale la scorsa settimana, facendo alcuni commenti alle critiche al progetto del Terminal crociere piovute da Confindustria. Una considerazione infelice perché il traffico di rinfuse – che non ha mai richiesto investimenti pubblici – è quello che dà lavoro a migliaia di persone e che quindi porta più ricchezza alla città delle navi da crociera da cui sbarcano molti turisti che salgono su autobus per spostarsi in altre località.

Ed è proprio la “ghiaia” il traffico che prendiamo in considerazione insieme a Davide Gallina, general manager di Marcandia. Prima di tutto i dati: nel 2013 – hannus orribilis del settore – sono state movimentate circa 350mila tonnellate di ghiaia per un totale di circa 115 navi. I ricavi totali derivanti dall’entrata/uscita della nave e dalla sosta in banchina sono stati pari a mezzo milione di euro, con un’incidenza di 1,43 euro/tonnellata. Sono soldi, questi, destinati ai servizi ausiliari del porto, agenti marittimi e spedizionieri. Lo Stato ha incassato dal traffico di ghiaia 360mila euro di imposte a cui si aggiungono i 50mila euro destinati ad Ap. Ci sono poi 10mila euro di valori bollati. Infine i costi per lo sbarco e in generale la movimentazione della merce: altri 1,4 milioni di euro.

Queste le considerazioni di Gallina: “Riepilogando, nell’anno peggiore sono entrati circa 2,3 milioni di euro a cui dobbiamo aggiungere un monte salari per circa 50/60 persone assunte a tempo indeterminato dalle società che hanno insediato nel nostro porto basi operative”. Negli altri anni la movimentazione di ghiaia e pietrisco è stata di circa 1,3 milioni di tonnellate (400/500 navi l’anno) nel decennio 1998-2008 e di 0,7 milioni di tonnellate (200/250 navi l’anno) dal 2009 al 2011. Nell’ultimo biennio il traffico si è ridotto a causa della crisi economica, tuttavia “se analizziamo il dato 2013 moltiplicato almeno per tre (valore medio circa un milione di tonnellate ogni anno) se ne deduce che il “ghiaione” ha dato e ha potenzialità per fare tornare a gravitare ricavi sul sistema portuale ravennate non meno di 7-8 milioni di euro, più un il centinaio di addetti fissi”. Con il monte salari, insomma, si scopre che il traffico di ghiaia vale in media oltre dieci milioni di euro.

Attenzione, però, perché la ghiaia e il pietrisco fanno parte di una categoria più ampia che Autorità portuale mette nei suoi prospetti alla voce “Minerali Grezzi, manufatti e materiali da costruzione”. Si tratta di una voce che include argille e altri inerti. In totale nel solo 2013 questa voce ha fatto registrare poco più di quattro milioni di tonnellate movimentate. Materiali per cui si può fare lo stesso ragionamento fin qui portato avanti per la ghiaia. Il terminal crociere – come ricordava il presidente di Confindustria Guido Ottolenghi – è costato finora 38 milioni di euro e ogni anno si spendono 170mila euro di fondi pubblici per la sua esistenza. In cambio porterà 97mila turisti: pochi se si considera il confronto con altre realtà (a Venezia ne arrivano due milioni ogni anno) e se si guarda all’incidenza sul totale dei turisti che ospita Ravenna (1,3 milioni di arrivi nel 2013). Si tratta di un settore che può crescere e radicarsi ma che di certo alla città porta per ora meno ricchezza del vituperato “oceano di ghiaia”.