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Seconda guerra mondiale: storie di due eroi di mare


Quando si parla di Liberazione si pensa soprattutto alle battaglie in montagna ma in pochi ricordano le vicende degli uomini di mare che segnarono il Secondo Conflitto. Praticamente dimenticato è il monumento del Marinaio che si trova nei pressi del cimitero e vuole essere un omaggio anche ai tanti caduti e dispersi in mare. La statua, realizzata dallo scultore ravennate Giannantonio Bucci, è in posizione defilata e dimenticata rispetto ad altri che ricordano i caduti di guerra. Nonostante le recenti promesse di riqualificazione e spostamento, la statua di Bucci resta lì da anni. M_Ravenna_3Proviamo quindi a raccontare un paio di storie di eroi di guerra marittimi. Partendo dalla vicenda della prima nave affondata.

Era il Grazia, nave mercantile comandanta da Giovanni Raimondi.IMG_0154La nave urtò tre mine marittime depositate da cacciatorpedinieri tedeschi al largo del Tamigi. Era già in corso il conflitto con Francia e Inghilterra. Era il 19 novembre del 1939 e la nave era diretta a Trieste e a bordo aveva un carico di carbone ed un equipaggio di 32 uomini. Partito da Newcastle stava attraversando il mare del Nord e quando scoppiò la prima mina, il comandante aveva appena finito di scrivere una lettera alla famiglia da consegnare al pilota che era ancora a bordo. La prima mina venne colpita al largo di Foreland e il comandante lanciò immediatamente i sette colpi di sirena: abbandonare la nave.
Una colonna d’acqua e di fumo si vide sin da terra. Ne seguirono altre due: erano mine che colpivano il centro della nave e la poppa, dopo che la prima aveva distrutto la prua. Del piroscafo Grazia, varato il 3 ottobre del 1923, non rimaneva in pratica più nulla. Le scialuppe erano già in mare e Raimondi lasciò per ultimo la nave portando in braccio il marinaio Baldassarre Sanfilippo, gravemente ferito durante l’esplosione.
Purtroppo il marinaio morì in scialuppa, prima di arrivare a Dover. Alla fine le vittime furono sei, i primi di una lunga lista di marittimi della Marina mercantile che persero la vita negli anni della guerra. In totale furono 7.164. “Se il mare non fosse stato così agitato e l’acqua così fredda – ha dichiarato poi Raimondi alla Stampa – ci saremmo tutti salvati, a dispetto delle tre mine”. L’equipaggio, grazie al fermo comando del capitano, mantenne calma e freddezza.
La tragedia ebbe ovviamente una eco enorme sulla stampa. Il Mattino Illustrato dedicò al coraggio di Raimondi una copertina e tutti i giornali si occuparono di quell’episodio, intervistando i superstiti e ricostruendo l’esplosione nei minimi dettagli. Nel negozio di Harbour Pilot, a Marinara, si possono trovare i cimeli che ricordano il 19 novembre del 1939. Non solo, anche quelli che raccontano la storia di un altro eroe di guerra.

Emanuele Stagnaro

Emanuele Stagnaro

Si chiamava Emanuele Stagnaro, era un comandante originario di Riva Trigoso, località ligure nei pressi di Sestri Levante. Nel 1940 Stagnaro solcava a bordo della nave Esperia, direzione Alessandria d’Egitto. Era partito da Napoli con un carico di 1.500 profughi ebrei. Erano persone fuggite dai paesi occupati dai nazisti (che anche in Italia, viste le leggi razziali del 1938, avevano trovato un clima ostile) e che speravano di trovare salvezza. L’Esperia è quasi arrivata ad Alessandia quando a Stagnaro arriva un telegramma: deve tornare indietro. L’Italia è entrata in guerra e la città egiziana è sotto il controllo degli inglesi. L’Esperia deve tornare a Trieste dove ci sono i treni già pronti a deportare in Germania gli ebrei.

Stagnaro si consultà con Itzhak Hazan, un diplomatico egiziano e collaboratore dei servizi segreti di Sua Maestà che era a bordo con una famiglia. Insieme all’equopaggio decide di approfare a Mex, piccolo porto egizio ancora sotto il controllo egiziano. Lì fa scendere i 1.500 ebrei e poi torna a Napoli, dicendo che il telegramma era arrivato tardi. L’anno dopo l’Esperia viene affondata. Al negozio Harbour Pilot di Marina c’è una testimonianza di quella nave: uno dei salvagenti del piroscafo, chiamato “la ballerina del Mediterraneo”. Anche Stagnaro è poi stato una vittima di guerra: morì nel 1942, affondato mentre trasportava un contingente di alpini che – tragica ironia della sorte – trovarono la morte in mare.