La riforma della Riforma

RAVENNA – “Se Ravenna sarà penalizzata faremo le barricate”. Così il sindaco Fabrizio Matteucci è sceso in campo sulla riforma dei porti di cui in questi giorni gira la bozza e che sta facendo discutere in Assoporti. Secondo le prime indiscrezioni, Ravenna potrebbe finire sotto Venezia e sotto Ancona nell’ambito di una riorganizzazione che dovrebbe trasformare le 24 Ap in otto distretti logistici interregionali. Ravenna non è la sola a lamentarsi: i protagonisti istituzionali in tutta italia si sono già fatti sentire.

Il rischio insomma è che la riforma della riforma (quella che nel ’94 creò le Autorità portuali), al di là dei contenuti, venga ancora una volta cannibalizzata dalla politica, con sindaci e governatori pronti – appunto – alle barricate e senza alcuna visione strategica della portualità italiana.

Bisognerebbe ricordare quale è la vera forza che ha fatto grande Ravenna: non ci sono in Italia altri porti con il livello di investimenti privati come il nostro. Ma nell’ ottica dei traffici mondiali da e per l’ Europa Ravenna sarà sempre uno scalo secondario, come in condizioni di minorità resteranno anche gli altri porti italiani qualora la prospettata riforma – questo è il vero tema di cui bisognerebbe discutere – non li riordini in pochi sistemi con risorse che vadano a finire dove vale la pena insistere ed investire.

Per quanto riguarda il futuro del porto di Ravenna, da anni a livello istituzionale si discute di gigantismo navale e fondali ma ora è venuto il momento  di guardare al retroterra del porto ed è compito dello Stato creare l’infrastruttura che permetta alle merci di circolare in maniera veloce attraverso centri di distribuzione e interporti organizzati con una logica geo-economica e non politica. I grandi corridoi logistici europei sono già disegnati, non si possono modificare per campanilismi e capricci.

Vanno incentivate le due vocazioni del porto di Ravenna: quella industriale che va potenziata e sviluppata, quella storica di Porta del vicino Oriente va rispolverata e promossa a tutti i livelli nella consapevolezza, però, delle potenzialità, dei limiti e delle caratteristiche del porto.