Una vista dall'alto del porto di ravenna PORTO

Progettone bis, Di Marco frena dopo le polemiche


“Fermo le macchine in attesa della necessaria concertazione”. Galliano Di Marco, presidente di Autorità portuale, prende tempo sul nuovo progetto di approfondimento dei fondali dopo le polemiche roventi di questi giorni in cui è stato attaccato da tutti gli enti locali. Una situazione impensabile fino a pochi anni fa ma che da mesi era sul punto di esplodere.

Da tempo infatti lo scontro tra Comune e Autorità Portuale covava sottotraccia. Dopo un paio d’anni di relativa armonia con dichiarazioni di stima reciproca, l’accelerata sul “Progettone” aveva segnato le prime crepe nel rapporto. Difficile per il Comune sostenere Di Marco nella politica degli espropri, procedura troppo impopolare per un organo elettivo. Nel 2014 il presidente fu invitato in Consiglio Comunale: lì illustrò il progetto d’escavo dei fondali in un clima surreale. Di Marco sembrava il marziano a Roma: i suoi modi diretti stonavano con l’atmosfera ingessata del Palazzo. A parole, però, tutta l’amministrazione sosteneva il progetto di Autorità Portuale mentre nell’opposizione erano soprattutto Alvaro Ancisi di LpRa e il Movimento 5 Stelle ad opporsi.

La sensazione, comunque, era che Palazzo Merlato faticasse ad esporsi troppo a favore di quel progetto, preferendo parlare genericamente della necessità di scavare i fondali. Quando, ad inizio 2015, è arrivato l’attacco del presidente di Confindustria Guido Ottolenghi, il solo vicesindaco Giannantonio Mingozzi tentò un timido segnale di mediazione, invitando le parti a ricucire i rapporti.

L’avvicinarsi delle elezioni ha portato l’amministrazione a muoversi con più cautela, soprattutto dopo l’inchiesta che ha bloccato le casse di colmata e, di fatto, arenato il “Progettone”. Intanto Di Marco, già non troppo diplomatico di suo, cominciava a far trasparire il senso di isolamento di Ap rispetto ad un progetto, quello dei fondali, che tutti gli enti dicono di voler sostenere e ritengono fondamentale per lo sviluppo del porto.

Il 21 ottobre, quando il presidente ha presentato il suo “piano B”, gli enti locali avevano già deciso di porsi il problema del secondo mandato del presidente, in scadenza a marzo, due mesi prima delle elezioni. L’ipotesi della cassa di colmata tra le dighe, con il malcontento crescente dei cittadini, ha decretato la decisione di Comune, Provincia e Camera di Commercio di prendere definitivamente le distanze con un comunicato di una durezza che raramente, a Ravenna, si vede. I maligni pensano che potrebbero aver pesato anche alcune recenti dichiarazioni politiche di Di Marco – “non sono un uomo del Pd” – ma tracce dello scontro erano già visibili nell’intricata faccenda della gru di banchina in Darsena in cui è stata abbastanza evidente la mancanza di dialogo tra i due enti.

Si arriva così al comunicato di oggi in cui Di Marco replica alle critiche degli enti locali. “Comune e Provincia sono state coinvolte nel processo di elaborazioni di ipotesi di soluzioni alternative”. Esaminato due volte in Comitato Portuale, il “piano B” è stato oggetto – rivela il presidente – persino di una Conferenza dei servizi in cui il Comune non ha “ravvisato elementi di contrasto con la pianificazione urbanistica”. In altre parole, il nuovo progetto di Ap ha avuto un primo via libera dell’amministrazione comunale. Momenti di confronto ci sono stati anche con la Regione. Ora Di Marco si ferma in attesa “della necessaria concertazione con le istituzioni e della quale il sindaco, in veste di loro rappresentante, informerà poi i cittadini”.

Intanto Fabrizio Matteucci ha calendarizzato una serie di incontri con i rappresentanti del porto in vista del 5 novembre, quando in commissione si parlerà di porto, e del 10 novembre, quando ci sarà l’incontro col Ministro Graziano Delrio.