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Porto, un anno senza progetti. Presidenza: in pole Daniele Rossi


Il 21 settembre del 2015, Galliano Di Marco portava al Comitato Portuale il progetto delle casse a mare. Da allora il progetto di approfondimento dei fondali del canale Candiano si sia arenato. Certo, ci sono state rimodulazioni, piani B, idee e progetti alternativi, ma possiamo ben dire che da un anno a questa parte quello che è ritenuto più o meno da tutti un passo “fondamentale” non navighi in buone acque. Nelle ultime ore, intanto, per la presidenza ha preso forza il nome dell’ex manager Eni, Saipem e Rosetti, Daniele Rossi come possibile futuro presidente di Ap.

Ripercorrendo le tappe che ci hanno portato allo stallo odierno, si può partire dal  progetto delle casse a mare che consisteva, in sintesi, in questo: preso atto dell’impossibilità (tecnica, pratica, politica che fosse) di stoccare il materiale dragato a terra Autorità Portuale usava il mare, creando due casse di colmata in fregio alle dighe di Marina di Ravenna e Porto Corsini. Ma i ravennati sono troppo affezionati alla passeggiata sul “molo lungo” e non è bastato a Di Marco indorare la pillola con qualche suggestione americana per far passare la sua idea, finita in pasto all’imminente campagna elettorale.

L’ex presidente ha pagato la sua scelta di giocare solo su un campo tecnico una partita che era soprattutto politica. Per sostenere un progetto del genere sarebbe servita un’amministrazione lontana dalle elezioni e un presidente di Ap che non fosse in scadenza di mandato. Di Marco è diventato il capro espiatorio, scaricato a Ravenna e a Roma, e Autorità Portuale è stata commissariata. Per il nuovo presidente è stato lanciato un bando ministeriale, scaduto ad inizio mese, ma ancora nulla si muove, se non le tante voci che circolano sui possibili papabili. Sul sito del porto, le “notizie” sono ferme al 7 marzo, giorno dell’insediamento del commissario Giuseppe Meli.

Il 12 settembre scorso, nel silenzio generale, si è chiuso il termine per un bando piuttosto importante. Vale più di 636mila euro: manutenzione dei fondali del Porto di Ravenna. Lo scopo è ripristinare il pescaggio in tre distinte aree nelle quali è stato rilevato il parziale interramento “al fine di garantire la navigabilità e le imprescindibili condizioni di sciurezza ad esso correlate, da realizzarsi tramite draga o motopontone”. Il plico doveva essere aperto ma, dopo diversi rinvii, l’aggiudicazione è stata rimandata “a data da destinarsi”. L’impressione è che sull’escavo si debba ricominciare per l’ennesima volta da capo, con procedure burocratiche lunghe mesi, e i finanziamenti ministeriali ed europei sempre più a rischio.

La confusione è grande e Ap è un ente troppo importante a Ravenna per potersi permettere di rimanere a lungo commissariata. Per fortuna il traffico non sembra per ora risentirne (+8,65 per cento il dato aggiornato ad agosto) anche se i container segnano il passo, con una flessione che si fa sentire soprattutto sul fronte dell’import (-7 per cento i pieni). Il presidente doveva essere scelto ad agosto, poi a settembre. Ora si fa il nome di Daniele Rossi, ex Eni, che sia questo il nome giusto? Di certo si tratterebbe di un manager che il porto di Ravenna lo conosce bene: fino a tre anni fa era ai vertici della Rosetti.