Il ponte mobile potrebbe finire ad Azimut

RAVENNA – E’ Azimut una delle società  in dirittura d’arrivo per aggiudicarsi il bando di gestione del ponte mobile. La società pubblica, che si occupa a Ravenna della gestione del verde e dei servizi cimiteriali, aggiungerebbe quindi questa nuova attività. Le prime buste sono state aperte il 21 gennaio: erano in quattro ad essersi presentati. Oltre ad Azimut, una società di Ravenna, una di Trieste e una di Udine. Il valore del bando è di circa un milione di euro. L’altra società ravennate non aveva i requisiti, rimangono in tre a giocarsi la gestione: si aspetta l’apertura delle buste economiche per conoscere chi gestirà la struttura.

Intanto sono in molti a chiedersi in che modo l’azienda vincente potrà rientrare dalle spese. Se la reintroduzione del pedaggio appare difficile, in ambiente portuale da qualche settimana circola la voce di una sorta di “tassa di scopo” che potrebbe essere introdotta proprio per finanziare la gestione.

Sulla (tormentata) vicenda del ponte mobile non sono solo questi i punti che lasciano perplessi. Abbiamo chiesto ad Ezio Fedele Brini, ingegnere ravennate esperto di infrastrutture e viabilità, un giudizio a riguardo. Analizzando la gara d’appalto, Brini nota innanzitutto che la gestione dei ponti mobili nel resto del mondo funziona così: “Tutti – spiega – tranne Ap dividono i costi in maintenance e operational , poiché sul primo si può determinare un costo annuale mentre il secondo dipende solo dal numero di aperture e chisure”.

Brini cita uno studio che ha consultato, quello di Merril Lynch: “Gli Usa hanno 3.500 ponti mobili dei tipi più vari e di età variabile tra i 100 e i 30 anni. Costano complessivamente due miliari di dollari per maintenance e operational”. Un caso di studio è quello di un “vertical lift” simile a un ponte montato a Bordeaux sei mesi fa da 90 metri luce, quindi più lungo di quello ravennate: “Costa 12mila dollari di manutenzione e 228mila dollari di costi operativi, con quattro operatori attivi 24 ore al giorno, tutti i giorni, che fanno fronte a 3.500 aperture l’anno”.

Cosa si deduce? “Che i costi operativi dovrebbero essere pagati a misura, cioè a numero di aperture”. Non dovrebbero essere troppo elevati a Ravenna: “Al netto dei guasti il nostro ha aperto cinque volte dal giorno dell’inaugurazione”. Secondo le cifre circolate lo scorso anno il ponte costa ad Autorità portuale 210mila euro di gestione annua. Una cifra non molto inferiore a quella del ponte francese citato da Brini. Ap ha ereditato la gestione dal Comune. Nessuno, in via Antico Squero, ha fatto i salti di gioia e anzi in passato è stato fatto notare che la competenza sul manufatto spetterebbe a Palazzo Merlato. La speranza è che il ponte non resti immobile, chiunque vinca la gestione.