Dissequestrata la Bunge

RAVENNA –  La Bunge è stata dissequestrata. Il piano presentato per l’abbattimento degli odori molesti – che aveva portato la Procura il mese scorso verso il sequestro preventivo – ha portato alla decisione prima ad un parziale dissequestro e poi ad una revoca dei sigilli. Martedì scorso la richiesta dei legali difensori dell’azienda.

Secondo quanto emerso, il piano dell’azienda prevede una riduzione della produzione del 25 per cento fino ad agosto. Nel 2018 entrerà in funzione il nuovo impianto con le tecnologie che limiteranno gli odori sgradevoli. Ad accusarli in particolare gli abitati di Marina di Ravenna e di Porto Corsini che avevano costituito un comitato di 700 persone. Gli odori provenivano dagli impianti di spremitura della soia, il “crushing”. I nuovi investimenti previsti dall’azienda valgono in totale 50 milioni e i lavori partiranno il 21 agosto. La produzione si fermerà per sei mesi, fino al 19 febbraio del 2018.

Va ricordato che Bunge è un’azienda che recentemente ha annunciato un importante piano di investimenti e, tra le altre cose, è sponsor principale della locale squadra di pallavolo. Il sequestro ha portato non poche preoccupazioni dal punto di vista dell’occupazione.

LE TAPPE DELLA VICENDA Sabato 19 novembre era arrivato il sequestro, lunedì successivo il confronto con i legali dell’azienda. Nel pomeriggio di mercoledì il parziale dissequestro, nell’attesa della pronuncia del gip. Sono giorni caldi alla Bunge, una delle aziende più importanti dell’indotto industriale ravennate. A far scattare il sequestro – che al momento deve ancora essere convalidato dal gip – è stata un’indagine della procura scaturita dagli esposti di alcuni cittadini di Marina di Ravenna e Porto Corsini, preoccupati per gli odori in paese.

Gli esposti non tiravano in ballo direttamente Bunge. Tuttavia la procura ha ritenuto di sequestrare il sito industriale. Il procuratore capo Alessandro Mancini ha poi spiegato che gli odori non sono pericolosi per le persone.

Nel pomeriggio di mercoledì 23 novembre, su disposizione del Procuratore della Repubblica di Ravenna  Mancini e del sostituto procuratore Cristina D’Aniello, i carabinieri hanno dato esecuzione al dissequestro parziale dello stabilimento industriale della Bunge. Per ora si prevede il mantenimento del vincolo reale sull’area e sui macchinari deputati alla sola fase del crushing.