Una nave entra in porto a Ravenna (foto Jacopo Zaffarano) PORTO

Ap: “Fondali a 12,5 metri, i soldi ci sono. E anche il tempo”


Il presidente dell’Autorità portuale fa chiarezza sul futuro e sembra archiviare le prospettive di gigantismo. Secondo Legacoop economia del porto “stagnante”

RAVENNA – Daniele Rossi, presidente di Autorità portuale, sembra essersi ambientato in fretta. Al suo esordio nel nuovo ruolo davanti alla platea di Mare Terra, convegno organizzato da Legacoop, ha snocciolato i primi dati che segnano già la rotta del suo mandato, archiviando il “progettone” dell’era Di Marco.

“Le aree che oggi possiamo ragionevolmente considerare disponibili dal punto di vista della destinazione urbanistica e di utilizzo del suolo potrebbero ospitare circa 2 milioni di metri cubi che corrispondono ad un escavo alla profondità di 12, massimo 12,5, metri uniformemente per tutta l’area portuale”. Una profondità che “può essere soddisfacente non solo nell’immediato ma anche in una visione prospettica di medio periodo”. Il Progettone prevedeva un escavo fino a 14,5 metri nella canaletta esterna per un totale di 4 milioni di metri cubi da collocare a terra. I fondi – chiarisce Rossi – sono ancora disponibili: ci sono i 60 milioni di finanziamenti del Ministero e anche la Bei (la Banca europea per gli investimenti) non ha evidenziato criticità per la proroga del prestito da 120 milioni. La relazione di Rossi risveglia la platea dai sogni di gigantismo inseguiti per anni anche dalla politica, che ha poi apprezzato i toni e la concretezza del presidente.

L’analisi di Rossi però non coincide esattamente con quella di Legacoop che, con l’ingegner Salvatore Melluso, ha prodotto uno studio in cui si parlava di una “stagnazione del porto”. I dati degli ultimi dieci anni mostrano un andamento sulle rinfuse solide (su cui Ravenna è ancora regina incontrastata) piuttosto piatto, con Venezia in forte crescita e Trieste in recupero. Tuttavia i dati assoluti dimostrano che Ravenna ha ancora un margine superiore alle due milioni di tonnellate rispetto ai competitor. Altro discorso riguarda i container, dove lo scalo romagnolo non “ha agganciato la crescita – scrive Legacoop – dell’Alto Medio Adriatico”. Ravenna resta insomma meta di secondo piano, con poco più di 200mila teu annui, sui contenitori. Legacoop interpreta questi dati come risultato di anni persi, che hanno portato lo scalo a vivacchiare. Una lettura, come vedremo, diversa da quella che darà il presidente Ap.

La soluzione proposta dallo studio Legacoop mira ad una riformulazione del progetto di Di Marco che aveva il merito – sostiene la relazione – di una visione strategica orientata alla diversificazione del traffico. In ogni caso da Legacoop è arrivata la richiesta di una “elaborazione di una strategia di fondo per lo sviluppo del porto”. Ma mentre la centrale cooperativa analizza la possibilità di costruire un nuovo terminal, Rossi preferisce ricordare che “la capacità ulteriore dei nostri terminalisti è di quasi 200mila unità aggiuntive”. Come dire: c’è ancora spazio per crescere senza la necessità di altre piattaforme. Resta da vedere cosa sarà fatto dell’area su cui doveva sorgere il terminal, di proprietà Sapir. Il sindaco Michele De Pascale ha escluso nel suo intervento di farne una cassa di colmata: “E’ l’area più pregiata del porto”, indicando il 2017 come (l’ennesimo…) anno decisivo per l’approfondimento del Candiano.

Punto di convergenza sarà di certo lo sviluppo del retroporto. Il mondo cooperativo ricorda che Ravenna compete con altri due porti del Tirreno che hanno come riferimento il mercato emiliano (La Spezia e Livorno) e su cui spesso vengono dirottate quote di traffico. Sia la presidenza Ap sia il mondo cooperativo concorda sulla necessità di una velocizzazione della catena logistica. Rossi respinge – come dicevamo – l’analisi di una stagnazione sulle merci secche: “Il fatto che Venezia e Trieste evidenzino una crescita in questo segmento non mi pare riconducibile ad una migliore capacità di intercettare quote di mercato, ma piuttosto ad un naturale assestamento competitivo fra gli operatori”. Infine il manager ritiene che ci sia ancora tempo per aggiornare i vecchi progetti alle necessità attuali: “Non credo che il tempo ulteriore di riflessione ed analisi sia sprecato”. Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria, invece, si partirà già nelle prossime settimane.

Diverse le personalità intervenute tra cui il presidente della Regione Stefano Bonaccini, il deputato Pd Alberto Pagani e i dirigenti Legacoop Giovanni Monti e Mario Mazzotti. Hanno parlato anche Roberto Macrì (dg di Cmc) e Riccardo Sabadini, presidente di Sapir. Quest’ultimo ha sostenuto la necessità di una maggiore specializzazione tra i terminal presenti per evitare, in estrema sintesi, di sprecare risorse nella concorrenza interna. Una visione che fa pensare al recente caso Cosco, con Setramar che dal 2017 diventerà terminal di riferimento al posto di Tcr (società partecipata da Sapir).

In generale al convegno si è vista molta politica ma è mancata la voce degli operatori privati, proprietari di gran parte delle aree portuali e che hanno il polso della situazione. Un’assenza che si è fatta sentire ma forse si sarebbe guastato il clima da “armonia ritrovata” tra istituzioni. Di certo, non sono pochi gli operatori che da anni sostengono come la corsa all’approfondimento (dieci anni fa si parlava addirittura dei 17 metri) fosse fuori scala per una realtà come Ravenna.